Andrea Mario Bert

Artista italiano cresciuto a Forlì, sua città natale, Bert viene educato alle arti fin da piccolo. Si diploma al liceo scientifico P. F. de Calboli di Forlì nel 2003 e solo nel 2010 decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2011 al 2012 è assistente tutor alla cattedra di pittura di D. Degli Angeli.
Nel marzo 2014 si diploma in pittura con il massimo dei voti con la tesi “Il cielo come produttore di immagini: parallelismi tra John Constable e Gerhard Richter” con i prof. E. M. Davoli e G. Mundula.
Si è recentemente laureato con Lode al biennio specialistico di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna nella cattedra del prof. Rinaldo Novali con la tesi “La rivolta di Atlante: la Svolta Celeste e le nuove evoluzioni delle arti e della società” (ottobre 2015).
La sua poetica è stata fortemente influenzata da studi indipendenti legati a storia, filosofia, mistica e alchimia. Partecipa attivamente a numerosi workshop e mostre in Italia e all’estero presso gallerie e musei, conta inoltre la selezione e la vincita in importanti premi nazionali ed internazionali.
Attualmente è rappresentato dalla Galleria Forni di Bologna. Vive e lavora tra Forlì e Bologna.

L’APPRENDISTA STREGONE

“Da profano delle arti visive, non posso fare altro che descrivere l’opera di Bert dall’esterno, analizzando cioè – nella prospettiva del soggetto-spettatore – l’esperienza individuale rappresentata dal confronto con la sua pittura. E aggiungere poi – in un’ottica strettamente personale – alcune suggestioni interpretative, accompagnate da qualche parallelismo letterario. Credo innanzitutto che chiunque si accinga ad osservare un “cielo” di Bert, possa fin da subito riscontrare – nel senso di attrazione carnale e psichica creata dal contatto con i suoi pigmenti oleati – il prepotente impatto visivo dell’opera. A questa impressione iniziale segue poi l’esigenza di concedere al quadro – dopo lo sguardo iniziale – una seconda e prolungata contemplazione, la cui durata sembra quasi essere dettata dalla volontà intenzionale del dipinto. Intensità visiva, dunque, nello spazio e nel tempo di ciascuno, credo che sia l’espressione più semplice per definire il rapporto di reciprocità fin qui delineato. […]”

Estratto dal testo di presentazione “SUI QUADRI, I QUADRIFOGLI E IL CIELO” di Cesare Pomarici

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